Il Cardellino – di Don Paolo
Parrocchia di San Mauro, San Crispino 2023.
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Crispino , assieme al fratello Crispiniano , vissero nella Francia del nord, verso la fine del 4’ secolo. Sappiamo che si sono convertiti entrambi al cristianesimo da adulti , dando testimonianza di una vita santa.
Di mestiere erano calzolai, e seppur poveri , facevano scarpe gratuitamente per la gente misera delle campagne afflitte da carestie ricorrenti.
La preghiera fervorosa e la lettura del Vangelo accompagnava il loro lavoro, erano assidui al culto domenicale, partecipi della vita della piccola comunità cristiana, giusti e caritatevoli nelle opere.
Durante la persecuzione romana, si sono rifiutati di inginocchiarsi e bruciare incenso alla statua dell’imperatore di Roma, affermando con semplice risolutezza che l’unico Signore della loro vita è Gesù Cristo. Per questo hanno subito il martirio insieme.
I loro corpi sono stati custoditi e venerati da tutte le genti dei villaggi vicini, e sul luogo del martirio è stata costruita una imponente basilica.
Di San Crispino parla anche il grande commediografo inglese Shekespeare, in una delle opere più famose, descrivendolo come uomo mite e coraggioso.
Letture : Apocalisse cap. 1, 4-8. Salmo del buon pastore 23. Vangelo matteo cap 16, 21-28.
Mercoledì 25 ottobre, festa di San Crispino 2023, Santa messa solenne ore 17 celebrata dal vescovo Nicolò, con tutta la comunità di san mauro , alla presenza delle autorità cittadine
Un fuoco nella notte
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La sera del 18 marzo, vigilia di San Giuseppe, nelle nostre terre della Romagna si ripete un rito antichissimo e suggestivo: l’accensione delle “focarine”. L’origine di questa consuetudine affonda le sue radici in un passato lontanissimo, quando le nostre terre erano state occupate da popolazioni di origine celtica, che festeggiavano la fine dell’inverno accendendo grandi fuochi, che nella concezione pagana del tempo, intendevano essere dei riti di purificazione della terra e della natura, per propiziare i nuovi raccolti.
L’avvento del Cristianesimo ha conservato questa tradizione, rivestendola di un nuovo significato religioso, legato alla figura di San Giuseppe: i fuochi nella notte servono per rischiarare il cammino dell’umile falegname, che conduce un mite asinello sul cui dorso è portata la Madonna e il piccolo Gesù, fuggiaschi dall’ira omicida del re Erode.
A questa motivazione devozionale, se ne aggiungono altre molto più concrete e spicciole legate al mondo contadino: alla fine dell’inverno bisogna pur bruciare la grande quantità di rami accatastati nei campi, dopo le potature invernali. Non solo, ma ogni tanto bisognava anche vuotare le stalle e le case dai tanti oggetti diventati ormai inutili e ingombranti. Nei paesi di mare come Cervia, Cesenatico, Rimini, la focarina viene fatta sulla spiaggia, raccogliendo la grande quantità di tronchi e rami portati dalle mareggiate.
Sta di fatto che dopo questi due ultimi anni segnati dalla pandemia e dal divieto di accendere roghi, il prossimo Sabato 18 Marzo va in onda questo antico e suggestivo spettacolo: al calar della sera, dovunque si gira lo sguardo si possono vedere in lontananza i fuochi che si alzano verso il cielo, fino a tarda notte. La gente poi si raduna volentieri attorno ai fuochi per fare festa: ciambella e albana a garganella, canti e sardoncini alla griglia…
A me sembra che, al di là della caratteristica “focarina”, c’è un elemento primordiale che ci attrae: “non c’è niente di più semplice e di più affascinante di un fuoco acceso nella notte, che brilla in una campagna solitaria, sotto un cielo stellato” (Lord Baden Powel).
Quante volte ho visto il fascino di questa scena negli occhi dei tanti ragazzi portati in campeggio, quando alla fine di una giornata di giochi e attività, si accende un fuoco e ci si dispone a cerchio seduti tutt’intorno. La fiamma viva che si muove con diversi colori, che si alza e si allarga, getta luce sui volti e riscalda, mentre tutto attorno si addensa la notte: quasi per magia i ragazzi si acquietano, cominciano a parlare sottovoce, fissano il fuoco in silenzio…
Che ci si trovi in una radura fra i boschi del nostro appennino, in aperta campagna, oppure in un piccolo campetto fra le case di una periferia, l’effetto è sempre lo stesso… nonostante internet e il potere straripante delle immagini digitali.
Un fuoco nella notte, e lo spettacolo continua.
Don Paolo
La dieta della mente. Per un’armonia interiore.
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Ennesimo episodio di bullismo in una scuola del nostro territorio. Un gruppetto di ragazzi prendeva sistematicamente di mira un loro coetaneo, magari un po’ più fragile, timido, isolato, e cominciavano la serie di insulti, umiliazioni e provocazioni… fino all’esasperazione della vittima.
Ho avuto la possibilità di incontrare uno dei ragazzi del gruppo dei “bulli”, su sollecitazione del padre, di poter parlare con lui più volte, di conoscerlo meglio... i suoi hobby, la sua famiglia, i luoghi che frequenta, le sue amicizie. Mi sono reso conto che non si tratta di un ragazzo violento… frequenta la scuola con regolarità, pratica sport, famiglia tranquilla.
La cosa che mi ha colpito di più è l’enorme quantità di video e immagini che questi ragazzi vedono ogni giorno, quelli sì davvero violenti, oltre che banali e brutti. Una serie impressionante di messaggi e musiche, videogiochi e canzoni impregnati di violenza gratuita, di cinismo e volgarità, una ricerca quasi voluta del brutto e dello squallido. È allora che mi è venuta in mente una breve storiella che ho voluto raccontare al ragazzo: “Un giovane monaco si recò un giorno dall’abate del monastero e gli confidò tutto agitato: ‘vede padre abate, ci sono momenti in cui io mi sento davvero buono, generoso, prego intensamente per tutti, aiuto i poveri. Sono paziente e servo volentieri i miei confratelli. Ma ci sono invece giorni in cui mi sento orgoglioso, avido e prepotente, e tratto male le persone che si rivolgono a me. Questa alternanza di sentimenti mi disturba, e non riesco a capire chi sono realmente’. L’anziano abate, dopo averlo ascoltato con attenzione, rispose: ‘Vedi, mio giovane amico, dentro di noi ci sono due lupi; uno è nero, feroce e crudele, violento e rapace, vuole dominare su tutto. L’altro è un lupo bianco, mite e generoso, altruista e sensibile. Fra questi due lupi, che si agitano dentro di noi, prevale e vince quello a cui tu dai da mangiare di più’.”
È proprio vero… noi siamo un groviglio di istinti, un insieme di luce e tenebra, di slanci di generosità e di cattivi pensieri. Prevale, alla fine della fiera, quella parte di noi che curiamo di più, a cui dedichiamo più tempo e impegno, quella parte del nostro mondo interiore e della nostra mente che nutriamo meglio. Si tratta di scegliere come cibo dell’animo immagini belle, dei film belli, delle buone letture, musica bella, dei racconti edificanti, degli esempi positivi, di dare spazio alla bellezza e alla poesia.
Detto in parole povere, se guardi sempre schifezze la tua mente diventa schifezza, e così il tuo modo di parlare e di agire. Ti afferra una sottile e progressiva insensibilità del pensiero, e ti travolge… e quasi senza rendertene conto finisci col fare cose davvero gravi. Penso che oggi sia necessario insegnare ai nostri ragazzi una dieta per la mente, con la stessa cura con cui cerchiamo di applicarci alla salute del corpo.
Anche perché come già aveva lucidamente intuito il grande Aristotele circa 3.000 anni fa, “un uomo finisce per diventare le sue abitudini”, cioè lentamente le tue abitudini ti determinano, prendono il sopravvento sulla tua volontà, ne diventi dipendente.
Mentre parlavo e dicevo queste cose, il ragazzo seduto davanti a me mi guardava, un po’ sospettoso e un po’ pensieroso… che Dio ce la mandi buona.
























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