Dal greco hodós (strada) e onomastica, indica lo studio e l'insieme dei nomi delle vie e delle piazze. A esse, ai fini del discorso che segue, aggiungerò i parchi urbani. L'odonomastica, oltre alle sue funzioni squisitamente pratiche, compone una parte del grande discorso storico che la società scrive su se stessa. Di fatti oltre alla storia degli specialisti e degli insegnanti deputati alla sua trasmissione scolastica, c'è quella raccontata da cinema, televisione, teatro, letteratura, poesia, monumenti, odonimi appunto, eccetera. A San Mauro prevale, com'è ovvio, la narrazione pascoliana, ma ci sono anche vie dedicate a sammauresi, per un verso e per un altro, degni di ricordo. Credo di non sbagliare se affermo che l'ultima intitolazione indigena è quella, a San Mauro Mare, del parco Stefano Campana, architetto, artista e ambientalista, morto assai giovane. Ma c'è di più: un itinerario, pressoché senza soluzioni di continuità, che unisce molti sammauresi. Nato per caso. D'esso mi sono accorto per caso. Comincia dal parco Guglielmo (Mino) Giovagnoli, poeta in dialetto, giornalista, pittore, con una vita dedicata alla scuola, prima come maestro, poi come dirigente. Seguita con via Leopoldo Tosi che costeggia il parco ci cui sopra: Tosi, d'origine riminese, fu affittuario della tenuta agricola Torre a cui dette ampio slancio e sindaco di San Mauro. La strada a lui dedicata confluisce in piazza Mazzini. Una breve interruzione per riprendere da via Giovanni Pascoli: la principale del centro storico, vi s'affaccia la casa natale del poeta oggi museo. Pascoli, ch'è uno dei principali poeti della nostra letteratura, non solo nacque a San Mauro ma dal luogo natio trasse costante ispirazione. Davanti alla chiesuola della Madonna dell'acqua, la strada s'innesta in via Giulio Tognacci, maestro elementare e giornalista, ch'è stato il principale conservatore e promotore della memoria pascoliana almeno nella prima metà del secolo. Davanti alla sua casa, oggi di proprietà comunale, la prima strada a destra è intitolata a Paolo Guidi: giovane ufficiale morto sul fronte della prima guerra mondiale. A lui è dedicata anche la via principale di Bellaria; il padre Pietro, fu segretario comunale a San Mauro poi amministratore, assai attivo a Bellaria, che allora faceva parte del comune di Rimini. Un'altra interruzione è dovuta a via Garibaldi che dev'essere attraversata per giungere in piazza Marco Battista Battaglini: nato nella metà del Seicento e morto agli inizi del secolo seguente, fu vescovo, anche a Cesena nella fine della vita; scrisse, tra l'altro, l'Istoria universale di tutti i Concilii generali e particolari celebrati nella chiesa. Percorsi pochi metri di via Garibaldi ed ecco la piazzetta intitolata a don Luigi Reggiani, prima cappellano e poi parroco sammaurese per mezzo Novecento. Continua la sequenza degli ecclesiastici in piazza Agostino Antonio Giorgi: frate agostiniano, fu noto nell'Europa del Settecento, il secolo in cui visse pressoché dall'inizio alla fine, grazie al suo monumentale Alphabetum Tibetanum. L'itinerario si conclude con una via dedicata a un garibaldino, registrato come tale dai carabinieri reali che annotano: era “mosso da principi”, “cattiva” la sua “condotta politica e morale”. Si chiamava Eugenio Baldini. Pascoli lo soprannominò Sberaglia, pare dopo ch'egli s'era vantato “di sberagliare il nemico che rinculava”. Il suo berretto rosso è conservato in comune. Alla via s'accede dalla piazza attraverso una piccola galleria. Sintetico riepilogo: Giovagnoli-Tosi-Pascoli-Tognacci-Guidi-Battaglini-Reggiani-Giorgi-Baldinini.Gianfranco Miro Gori
























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