di Piero Maroni  

L'AMICO GIAPPONESE (1)

 
LAMICO GIAPPONESE 1
L'omaggio del prof. giapponese col quale si presentò alla porta di casa mia.

Era il mese di luglio del mille novecento ottantaquattro e non era sufficiente il caldo a complicare la vita, che ci si era messo persino un delinquente che veniva dalla Spagna e, chissà come, gli è venuto in mente di giungere fin qui per dare una fregatura proprio a me.

Si lamentava che era disperato e che aveva una sfortuna che lo perseguitava, che io ho abboccato in pieno e gli ho dato dei soldi che però mi avrebbe restituito, così diceva lui, era insomma un prestito e invece è finito in prigione arrestato dai carabinieri perché per vivere imbrogliava la gente, ed io ero tra quelli.

Mi era presa una rabbia che non facevo che ripetere che non ci sarei più cascato nelle truffe di gente che non conoscevo e che, d'ora in poi, a tutti coloro che mi chiedevano un qualcosa, senza alcun dubbio avrei risposto di no e se venivano da lontano e malmessi, peggio per loro: “Ognuno per sé e dio per tutti!”, ah sì, basta ad esser buoni con tutti, per fare l'ingenuo ne ho avuto abbastanza.

E quel giorno, potevano essere le tre del pomeriggio, ero sdraiato sul divano con un libro in mano, ma semi addormentato così che quando hanno suonato alla porta, per un attimo ho pensato l'avessi sognato.

A casa c'ero solo io, il figlioletto dalla nonna, la moglie a lavorare al mare, ohi, spettava a me andare a vedere chi c'era alla porta.

Apro l'uscio e mi trovo di fronte un frugolino d'uomo che poteva pesare quaranta chili lordi, faccia da orientale con occhi a mandorla sotto una gran testa di capelli neri, cravatta e camicia bianca intrisa di sudore. Con la mano destra reggeva una valigia grande come un baule e nella sinistra la giacca dello stesso colore dei pantaloni, insomma un figurino perfetto.

Lo guardavo stupefatto come se non avessi mai visto niente di simile in vita mia, non sapevo cosa dire, stavo ritto sul posto senza proferir parola e a bocca aperta.

È stato lui per primo a rompere il silenzio:

“Lei è il signor Piero Maroni presidente della Fondazione Domus Pascoli? Io mi chiamo Akio Uesughi, sono docente di cultura italiana presso l'Università di Osaka in Giappone!”.

Ohi, tutto ciò che avevo detto e pensato dei forestieri e degli imbroglioni, me l'ero dimenticato completamente e tutto ciò che mi è riuscito di dire in quel momento, è stato:

“Entri e vediamo come posso esserle utile!”.

Entra, apre la valigia, estrae una quadro confezionato con la stoffa dove erano rappresentati dei fiori con una ragazza addobbata con una tipica veste della sua terra e una cartolina in cui appariva un fantastico paesaggio con quel monte azzurro sempre con la cima innevata che compare in tutte le immagini giapponesi e in cui si rappresenta il vulcano Fujiyama, e me li allunga con un sorriso aperto e gioioso:

“Questo è per lei, per scusarmi del disturbo che le sto dando in questo momento!”.

Orca questo, parla in italiano meglio di me, l'ho ringraziato e lo condotto nel bagno per darsi una rinfrescata, poi, asciugato il sudore, ci siamo messi a chiacchierare.

Mi ha raccontato che era in Italia con una borsa di studio della sua Università, perché si era impegnato a tradurre le poesie di Pascoli in giapponese e per questo fine aveva bisogno di stare almeno un paio di giorni nella casa natale del poeta per poter meglio comprendere il suo mondo.

Era sbarcato dall'aereo a Milano, di qui con un treno era giunto a Rimini, poi, convinto di far bene, aveva preso il treno lungo la costa ed era sceso a Bellaria, ha fatto l'autostop per venire a San Mauro e lo hanno scaricato davanti ad una fabbrica giapponese, la YKK, che allora produceva chiusure lampo.

Ma che delusione che aveva provato, lui si attendeva le strade bianche e le siepi di biancospino ai lati, invece erano tutte fabbriche, asfalto, auto e moto, che quasi, quasi, gli sembrava d'essere ancora a casa sua.

Bene, il ghiaccio era rotto, pensiamo al da farsi, primo impegno è trovare un albergo per mangiare e dormire e a San Mauro non esiste, allora lo faccio salire sulla mia auto e andiamo al mare, lo conduco nella pensione di un amico, la camera era disponibile, ci salutiamo con l'intesa che domattina alle nove lo sarei andato a prendere  per condurlo nella casa del poeta.

Quando a sera torna mia moglie, le racconto l'accaduto e lei mi dice che domani è libera dal lavoro e così lo posso invitare a pranzo e che cucinerà il pesce.

Alle nove del mattino lo introduco a casa Pascoli, non riuscirete mai ad immaginarvi la faccia delle suore nel vedere un giapponese che faceva loro l'inchino con le mani giunte, sbarravano gli occhi come se fosse entrato in casa un marziano.

“Sorelle”, dico io, “il professore sta qui con voi fino a mezzogiorno, poi lo vengo a prendere io e ritornerà qui domattina per restarci qualche giorno per alcuni suoi studi che ha in progetto di compiere!”.

Quel giorno, a tavola per il pranzo, eravamo aumentati di numero, la moglie aveva invitato altre due persone che conoscevamo entrambi e coi quali eravamo in rapporti d'amicizia e che per caso erano transitate di lì, così a capotavola c'era il professore giapponese, la personalità più importante della giornata, alla sua sinistra un sacerdote un po' scomodo che era stato cappellano qui a San Mauro e che, per non far arrabbiare il vescovo a causa di alcune sue prese di posizione alternative alle consuetudini, lo avevano relegato nella parrocchia più lontana possibile della diocesi di Rimini, ai confini con le Marche.

Seduto accanto a lui, un giovane ragazzo sardo mai visto prima, sempre taciturno che per tirargli fuori una parola occorrevano le tenaglie, proprio una singolare compagnia, neanche fossimo andati a cercarli nella fabbrica dei diversi.

E dopo aver mangiato e bevuto come dei signori, mi rivolgo ad Akio, che oramai ci chiamavamo per nome e ci davamo del tu, che se ne aveva desiderio, lo avrei portato a San Marino a visitare la piccola caratteristica repubblica.

Ebbene sì, non gli sembrava vero, per lui San Marino era come una favola, lo sapeva che esisteva, ma non avrebbe mai pensato che un giorno lo avrebbe potuto visitarlo realmente.

Lassù abbiamo camminato come due matti per visitare tutto ciò che si poteva, sotto un sole che bruciava e quando stanchi, sudati e assetati ci siamo fermati in un bar, io ordino una birra piccola e lui invece un enorme bicchiere da fare spavento e colmo da tracimare.

Ero proprio curioso di vedere come sarebbe riuscito a far stare tutta quella birra nel suo piccolo stomaco, ohi, non ha fatto una piega, si è attaccato per tre volte al bicchiere e in tre sorsate se l'è scolata fino all'ultima goccia. Neanche il tempo di appoggiare il bicchiere sul bancone, che gli è scappato un tale rutto che sono venute perfino delle righe bianche sullo schermo per il disturbo provocato alla televisione mentre trasmettevano l'arrivo della tappa del giro di Francia.

Il barista con due dita si stringeva il naso per non ridere, ma gli gocciolavano gli occhi, io sudavo perché mi vergognavo per lui, che invece rideva tutto contento come se avesse compiuto chissà quale impresa, mah, si vede che in Giappone si usa far così, ogni paese ha le sue tradizioni.

(Continua)

ALTO ADIGE - 45

Pubblicato il 13.04.2026 - Categoria: Maroni Gallery

ALTO ADIGE - 46

Pubblicato il 13.04.2026 - Categoria: Maroni Gallery

LE STORIE DEL MAESTRO PIERO - IL LIBRO

Ultimi Commenti

Che bravi, noi romagnoli abbiamo una marcia in più.
Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

LE STORIE DEL MAESTRO PIERO - IL LIBRO

Ultimi Commenti

Che bravi, noi romagnoli abbiamo una marcia in più.
Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...