di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Bellerofonte, dopo aver ucciso involontariamente suo fratello Bellero, re di Corinto, venne esiliato ed in seguito a questo fratricidio venne marchiato a vita con il nome Bellerofonte, ovvero “uccisore di Bellero”.
Egli si rifugiò come supplice presso Preto, re di Tirinto, sperando che la sua anima venisse purificata. Ma la moglie di Preto, Antea, invaghitasi del giovane di Corinto volle giacere con lui. Respinta da Bellerofonte, decise di vendicarsi aizzando il marito contro il giovane e dicendo che l’ospite del re aveva abusato di lei.
Preto, che credette alle parole della moglie, si infiammò d’ira. Non volle tuttavia attirare su di sé la vendetta delle Moire uccidendo con le proprie mani un supplice, perché l’ospitalità era sacra e chiunque l’avesse violata sarebbe stato marchiato come infame per tutta la vita.
Decise allora di liberarsi di Bellerofonte con uno stratagemma, lo mandò dal padre di Antea, Iobate, re di Licia, con una lettera sigillata su cui vi era scritto di uccidere il portatore della missiva perché aveva tentato di violentare sua figlia.
Ma anche Iobate era restio ad uccidere un ospite, dunque chiese a Bellerofonte di rendergli un prezioso servigio togliendo di mezzo la Chimera, un mostro dall’alito infuocato, la testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente, che abitava presso il re di Caria, nella convinzione che avrebbe perso la vita nell'impossibile impresa.
Prima di partire per quella rischiosa e disperata impresa, Bellerofonte consultò il veggente Polido, dopotutto era consapevole d'essere un mortale, quindi non poteva contare sulle sole proprie forze, perciò, secondo il suggerimento dell’indovino, doveva catturare e domare l’alato cavallo Pegaso, il favorito delle Muse e per tale scopo, gli consigliò di passare una notte nel santuario di Atena. Là il giovane sognò che la dea gli donava una briglia d'oro e gli ordinava di sacrificare a Poseidone, un toro.
Quando si svegliò trovò la briglia per terra vicino a lui, Polido gli consigliò di seguire le indicazioni del sogno e immediatamente Bellerofonte compì il sacrificio, dopodiché trovò Pegaso che lo aspettava tranquillamente vicino alla fonte Pirene a Corinto; l'animale sembrava felice della sua venuta e Bellerofonte gli passò sopra il capo la briglia d’oro, dono di Atena.
Una volta a cavallo di Pegaso, Bellerofonte si diresse spedito verso la Licia dove la Chimera stava seminando morte con il suo alito infuocato. Lo scontro fu breve ma intenso. Grazie alle ali di Pegaso, Bellerofonte aveva guadagnato un gran vantaggio. Lontano dalla terra avvelenata e bruciata dalla presenza della Chimera, l’eroe poteva muoversi liberamente. Non solo, in questo modo era infatti anche a giusta distanza dalla coda di serpente del mostro, velenosissima e micidiale.
Così Bellerofonte riuscì a sconfiggere la Chimera piombandole addosso a cavallo di Pegaso, trafiggendola con le frecce e poi conficcandole tra le mascelle un pezzo di piombo che aveva infilato sulla punta della lancia. L’alito infuocato della Chimera fece sciogliere il piombo che le scivolò giù per la gola bruciandole gli organi vitali.
Sconvolto per la buona riuscita di quell’audace impresa, Iobate, lungi dal ricompensare Bellerofonte, lo mandò subito a combattere contro i bellicosi Solimi e le loro alleate, le Amazzoni; Bellerofonte li sconfisse tutti volando alto, fuori portata dal tiro delle frecce, e lasciando cadere grosse pietre sulle loro teste.
In seguito, nella pianura licia dove scorre lo Xanto, sgominò una banda di pirati guidata da un certo Chimarro, un terribile guerriero che navigava su una nave con la prua adorna di una figura di leone e di serpente.
Nonostante tutti i servigi resi con enorme successo, Iobate non mostrò alcuna gratitudine nei confronti del giovane eroe, al contrario appostò le guardie di palazzo per sorprenderlo al suo ritorno.
Bellerofonte smontò da cavallo e pregò Poseidone affinché, via via che egli avanzava a piedi, inondasse la pianura dello Xanto alle sue spalle. Il dio dei mari e dei fiumi ascoltò la supplica e spinse verso la pianura enormi ondate che si gonfiavano lentamente mentre Bellerofonte avanzava verso il palazzo di Iobate. Nessun uomo poté indurre Bellerofonte a fermarsi, allora le donne xantie rialzarono le sottane fino alla cintura precipitandosi verso di lui e offrendosi al suo piacere se soltanto avesse desistito dall’avanzare.
Bellerofonte era tanto modesto e probo che immediatamente pose fine alla sua vendetta e fuggì di corsa, facendo ritirare le onde con lui.
Ormai convinto che Preto si fosse sbagliato circa il tentativo di violenza compiuto contro la virtù di Antea, Iobate mostrò a Bellerofonte la lettera del genero e gli chiese che cosa fosse accaduto realmente. Appresa la verità, implorò il perdono del giovane, gli diede in sposa sua figlia Filinoe e lo nominò erede del trono di Licia.
La fama lo rese però sempre più orgoglioso e superbo. In virtù della sua vittoria contro la chimera Bellerofonte iniziò a ritenere suo diritto ascendere al Monte Olimpo, la dimora di Zeus e degli dei quasi fosse un immortale, ma Zeus mandò un semplice tafano che punse Pegaso sotto la coda facendolo inarcare paurosamente e Bellerofonte fu disarcionato e precipitò fino a terra cadendo in un covo di rovi.
Il cavallo successivamente raggiunse tuttavia l’Olimpo, dove divenne destriero di Zeus quando il padre degli dei doveva trasportare le folgori.
La caduta rese Bellerofonte cieco e storpio: la tracotanza nei confronti del divino era stata punita, così che vagò a lungo sulla terra, zoppo, cieco, solo e maledetto, evitando sempre le strade battute dagli uomini, finché la morte non lo colse.
























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