di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

I centauri, creature mitologiche, erano strani esseri, per metà avevano il corpo di un cavallo e per l'altra metà metà, il corpo di un uomo.
Nella mitologia greca erano esseri rozzi e volgari, dominati dagli istinti animali ed abitatori di boschi, loro territorio di caccia, armati di clava ed arco, si nutrivano di carne cruda.
Chirone, figlio di Crono e di Filira e perciò immortale. Secondo la leggenda, il dio si era unito a Filira sotto forma di cavallo per non insospettire la moglie Rea, gelosissima delle sue amanti e così nacque un essere per metà umano e per metà equino.
Chirone fu abbandonato dalla madre alla nascita che, nauseata dall’aspetto mostruoso del figlio, chiese e ottenne dagli dei di essere tramutata in un tiglio.
Il piccolo crebbe così in solitudine, sul monte Pelio, in Tessaglia, istruito da Apollo e Artemide che suscitarono in lui l’amore per l’arte e la caccia.
Al contrario dei suoi è simili era saggio, conoscitore di varie discipline, maestro di eroi e, fra gli altri, di Esculapio, figlio di Apollo, per cui tutto ciò che questi sapeva a proposito di unguenti ed erbe curative gli era infatti stato insegnato da Chirone, che gli svelò anche i segreti della chirurgia, arte in cui il centauro eccelleva per cui Asclepio divenne poi il dio della medicina.
Come gli altri centauri conosceva il tiro con l’arco che insegnò agli eroi che venivano da lui ad imparare. Chirone era sostanzialmente un maestro, iniziatore di eroi, come Achille, Ercole e Teseo, per ricordarne alcuni.
Fra le tante abilità possedute, egli era anche un medico e fu per questo chiamato da Teti, una ninfa marina moglie di Peleo, figlio del re dell'isola di Egina, per curare il figlio Achille quando la donna praticò una magia sul figlio per renderlo immortale.
Essa lo aveva immerso in una soluzione, ma la caviglia di Achille rimase scottata e ne sortì profondamente ustionata. Dato che la caviglia era ormai irrimediabilmente rovinata, Chirone fu incaricato di curarla e lui la sostituì con quella di un Gigante morto, che era un corridore fortissimo.
Da quel momento Achille divenne “piè veloce”, grazie a quella caviglia che gli permetteva di correre come nessun altro eroe, ma che diverrà poi il suo punto debole che lo condurrà alla morte.
Quando Teti abbandonò il marito, questi affidò Achille, ancora bambino, al centauro Chirone che lo allevò sul monte Pelio, per crescerlo forte nel fisico e coraggioso nel carattere.
Chirone gli imponeva una dieta speciale, a base di cuore di leone per infondergli coraggio, midollo di cerbiatto perché fosse agile e veloce e miele per rendere più dolce la sua eloquenza, inoltre lo istruì nell'arte di cavalcare, cacciare, suonare il flauto e curare le ferite.
Pur nel suo ruolo di maestro e nonostante la sua immortalità, non si salvò dalla morte.
Ercole andando a caccia del cinghiale d’Erimanto, giunse un giorno presso Folo, altro centauro civilizzato. Qui gli venne servito del vino il cui odore attirò gli altri centauri che assaltarono la caverna di Folo. Ercole ne fece strage e li inseguì fino alla caverna di Chirone colpendoli anche con frecce avvelenate.
Per errore, una freccia colpì il ginocchio del suo maestro. Ercole, angosciato, gli si accovacciò accanto ed estrasse la freccia, mentre Chirone stesso gli porgeva i farmaci per curare la ferita; ma a nulla valsero, contro la punta intrisa del sangue dell’Idra di Lerna, le conoscenze mediche del buon centauro non potevano guarire la ferita, ma neanche poteva morire perché, per nascita figlio dio un dio, era immortale.
Chirone si ritirò ululando per il dolore sul fondo della grotta. Soffriva costantemente e solo la morte poteva far cessare il terribile dolore, per questo motivo la desiderò ardentemente e riuscì ad ottenerla scambiando la sua immortalità con Prometeo, il gigante che era stato punito da Zeus per aver dato il fuoco agli umani.
Chirone però non perse del tutto la sua immortalità, perché Zeus lo volle accanto a sé nella volta celeste, lo pose in cielo e fu così che nacque la costellazione del Centauro.
























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