di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Laio, marito di Giocasta e re di Tebe, era afflitto dalla mancanza di un erede.
Corrucciato per questa infertilità, consultò in segreto l'oracolo di Delfi, che gli spiegò come quella che sembrava essere una disgrazia degli dei, fosse in realtà una benedizione, dato che il bambino destinato a nascere dalla loro unione non soltanto l'avrebbe ucciso, ma avrebbe anche sposato la madre e causato tante disgrazie che avrebbero provocato la rovina della casa.
Sperando di salvarsi, Laio ripudiò la moglie senza darle spiegazioni di sorta, ma ubriacatolo, Giocasta riuscì a giacere con lui per una notte che si rivelò fatale.
Quando nove mesi dopo la donna partorì un bambino, Laio, per evitare il compimento dell'oracolo, lo strappò dalle braccia della nutrice e lo abbandonò alle bestie in una foresta, per mano di un suo servo. Venne poi trovato da un pastore, che lo portò da Peribea, la moglie del re di Corinto, Polibo. Il bambino venne allevato alla corte di Polibo, credendo di essere figlio del re di Corinto e qui gli venne dato il nome di Edipo.
Anni dopo un nemico di Edipo, volendolo offendere, gli disse che lui non era il figlio del re, ma un trovatello. Turbato assai, Edipo stabilì di partire per interrogare l'oracolo di Delfi e sapere chi erano davvero i suoi genitori. Al santuario gli venne predetto che avrebbe ucciso il padre e sposato sua madre.
Atterrito dal vaticinio, Edipo, per evitare di uccidere Polibo e di sposare Peribea, decise di non tornare mai più a Corinto e di recarsi invece a Tebe.
Durante il cammino verso la città, si imbatté in un cocchio guidato da Laio e diretto al santuario delfico per tentare di chiedere la liberazione di Tebe dalle calamità che la tormentavano.
A Tebe infatti una sfinge imponeva indovinelli a chi passava e, se l'interrogato non riusciva a rispondere, lo divorava.
Vedendo il giovane sulla strada, il cocchiere di Laio, ordinò a Edipo di lasciare passare il re; ma poiché Edipo non obbediva, questi infuriato, uccise uno dei cavalli del giovane ed avanzò col carro.
Incollerito, Edipo balzò sul cocchiere, uccidendolo con la sua lancia, Laio si trovò incastrato tra le redini dei cavalli, Edipo lo gettò a terra e frustò i cavalli, che trascinarono nella polvere il re fino a ucciderlo. In tal modo, la prima profezia dell'oracolo si era compiuta.
Alla notizia della morte di Laio, i tebani elessero re Creonte, fratello di Giocasta. Anche Creonte non sapeva come affrontare la sfinge e fece così annunciare che avrebbe ceduto il trono e dato in moglie Giocasta a colui che avrebbe risolto l'enigma.
Proprio in questa occasione, Edipo giunse a Tebe dove incontrò la Sfinge. Accovacciata sul monte presso Tebe, la creatura figlia di Tifone e di Echidna era un mostro con testa di donna, il corpo di leone, una coda di serpente e delle ali di rapace.
La Sfinge ad ogni passante esponeva un enigma, insegnatole dalle Muse: «Qual è l'essere che al mattino cammina con quattro zampe, a mezzogiorno con due e alla sera con tre? ».
Ma nessuno aveva mai potuto risolvere questo enigma e la Sfinge li divorava uno dopo l'altro.
Edipo, che era passato da lì, dopo aver ascoltato l'enigma della creatura, comprese immediatamente qual era la risposta: l'uomo, rispose, perché esso cammina durante l'infanzia, a quattro gambe, poi a due, e infine si appoggia ad un bastone nella vecchiaia. La Sfinge, indispettita, si precipitò dall'alto della rupe sulla quale era appollaiata sfracellandosi sulle rocce.
Creonte, soddisfatto dell'impresa del giovane eroe, e soprattutto di vedere vendicata la morte di suo fratello, cedette il trono ad Edipo il quale sposò Giocasta. La profezia si era avverata fino in fondo: il figlio aveva sposato la madre. Dalla loro unione nacquero due maschi, Eteocle e Polinice, e due femmine.
Dopo un lungo felice periodo di regno, la peste si abbatté sulla città di Tebe, ed Edipo inviò Creonte a chiedere all'oracolo di Delfi la ragione di quel flagello. Creonte ritornò riportando la risposta: la peste sarebbe cessata soltanto se la morte di Laio fosse stata vendicata.
Quando Giocasta, raccontò che Laio era morto ucciso dai briganti in un trivio, Edipo ebbe un sospetto e si fece descrivere Laio e la carovana che lo portava.
Tutto tornava, la situazione fu chiara, allora Giocasta si uccise impiccandosi, ed Edipo si trafisse gli occhi con la spilla della moglie-madre.
Per qualche tempo, Creonte, ridiventato re, tenne nascosta la vicenda ma ben presto i due figli di Edipo, scoperta la storia dell'incesto, chiesero al re di cacciarlo da Tebe.
Disgustato dal loro comportamento, Edipo li maledisse e accompagnato solo dalle figlie, cominciò a peregrinare per il paese, chiedendo l'elemosina.
Per lunghi anni Edipo vagò per la Grecia, fino a giungere in un bosco dedicato dove incontrò Teseo, che lo confortò offrendogli ospitalità.
Poiché aveva saputo che la fine gli sarebbe stata annunciata da tuoni e da fulmini, al primo tuono fece chiamare Teseo, che lo raggiunse nel pieno del temporale scatenato da Zeus. Sotto la pioggia, Edipo giunse nei pressi di un abisso dove alcuni gradini di bronzo conducevano agli Inferi, qui si sedette, si tolse gli abiti sporchi, si fece lavare e vestire dalle figlie e con loro intonò il lamento funebre.
Appena terminato il canto, si sentì la voce di un dio che chiamava Edipo, subito dopo risuonò un altro tuono, così forte che Teseo si coprì la faccia col mantello. Quando tolse le mani dagli occhi, Edipo non c'era più, era scomparso per sempre.
























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