di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Zeus, si era invaghito di Alcmena, bellissima e fedelissima moglie di Anfitrione, re di Tirinto, ma questa non aveva alcuna intenzione di aderire ai desideri del dio.
Avvenne però che Anfitrione dovette partire per una guerra e, Alcmena, chiusa nelle sue stanze attendeva pazientemente il ritorno di lui senza lasciarsi avvicinare da alcuno.
Giunse un giorno un messaggero per avvertirla che il marito aveva sconfitto i suoi nemici e sarebbe presto tornato vincitore alla reggia. Infatti, dopo pochi giorni, ecco giungere Anfitrione sul suo cocchio, bello e splendido come non era mai stato.
Alcmena corse felice nelle sue braccia, in realtà non si trattava affatto di Anfitrione, il quale correva ancora sulla via del ritorno, ma di Zeus che, per poter avvicinare la bella regina, aveva assunto le sembianze del marito di lei e dal rapporto traditore nacque Eracle (Ercole per i romani).
Era, moglie di Zeus, gelosissima, odiò questo bambino ancor prima della sua nascita e promise di vendicarsi del tradimento del marito.
Mandò dei serpenti nella culla del piccolo per ucciderlo, ma lui, con le sue sole mani, li strozzò entrambi, mostrando già da piccolo la sua forza sovrumana
Alcmena però per timore della dea, abbandonò il piccolo appena nato tra i boschi dove fu trovato per caso da Atena, che lo portò a Era senza dirle chi fosse.
Questa, impietosita dal bambino strillante e affamato, lo allattò al proprio seno e così facendo gli diede poteri sovrannaturali. Il bimbo succhiò dal seno con tanta avidità da far male alla dea, che si staccò da lui all'improvviso e sparse il proprio latte nei cieli, dando così origine alla via lattea.
Nonostante sapesse che il piccolo non era suo figlio, Anfitrione non si risparmiò nel prendersene cura, anzi si dichiarava felice ed orgoglioso che il re degli dei avesse scelto come amante, sua moglie. (Di qui oggi con il termine Anfitrione si intende il padrone di casa, generoso e ospitale, nei riguardi degli invitati in casa sua)
Affidò, dunque, il piccolo ai migliori maestri e tutori, uno dei quali fu la sua prima vittima, l'insegnante di musica, reo di aver corretto gli errori del pargolo, venne colpito con una lira restandone ucciso.
Anfitrione non trovò di meglio che spedire questo suo figlio adottivo sui monti, a prendersi cura del bestiame e qui vi rimase fino ai diciotto anni.
Successivamente Eracle prese a vagare per il mondo cercando di fare del bene all'umanità e questo lo portò a compiere le sue prime imprese, come lo scontro con il brigante Temero, che amava uccidere i viandanti sfidandoli a una lotta a testate, e che scoprì con disappunto che il cranio di Eracle era troppo duro per il suo che ne uscì frantumato. Dopo aver sconfitto sul monte Citerone un leone che faceva strage di pecore ed essere rimasto per un periodo ospite del re Tespio, tornò verso Tebe e incontrò gli araldi del re di Orcomeno, giunti lì a richiedere un tributo di guerra.
Incollerito per l'atteggiamento di costoro, l'eroe si ribellò e tagliò loro naso e orecchie, rimandandoli poi dal loro re e scatenando così un attacco di rappresaglia.
Nello scontro che seguì, Eracle diede grande prova di sé e uccise con le sue mani il re di Orcomeno e, come ricompensa, gli venne concessa la mano della principessa tebana Megara, dalla quale ebbe tre figli.
Era, ancora implacabile nel suo odio verso Eracle, gli causò un attacco di ira incontrollabile che lo portò a un momento di completa follia. Distrusse tutto quello che trovò vicino a sé, e arrivò addirittura a uccidere gli amici e persino i propri figli, che nel frattempo aveva avuto con la moglie Megara.
Per l'orrore e il rimorso di ciò che aveva fatto, Eracle avrebbe voluto togliersi la vita, ma l'oracolo di Delfi gli disse che si sarebbe purificato diventando il servitore di Euristeo, re di Micene, il quale, indotto da Era, gli impose come espiazione il compimento di dodici difficili e pericolose imprese. In cambio, oltre al perdono, avrebbe ricevuto l'immortalità.
























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