MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Troia è distrutta dai greci dopo dieci anni di assedio. Da qui Ulisse parte con 12 navi e 500 uomini per far ritorno nella sua amata Itaca, sbarca nella terra dei Ciconi per fare razzia e saccheggia la città di Ismara, nella regione della Tracia. É però costretto alla fuga dalla reazione degli abitanti durante la quale egli perde settanta uomini.
Una tempesta spinge le navi di Ulisse nella terra dei Lotofagi, i "mangiatori di loto", un fiore che fa dimenticare il passato e procura l’oblio totale. I suoi compagni mangiano il loto e dimenticano il desiderio di tornare in patria, l’eroe, però, con la forza, li costringe a salire sulle navi e di qui dirigersi alla terra dei Ciclopi, secondo alcuni corrisponde alla zona di Posillipo (Napoli); secondo altri si trova in Sicilia, tra le pendici dell’Etna e il mare, sono questi mostruosi giganti pastori con un solo occhio in mezzo alla fronte. Qui l'eroe greco e i suoi compagni sono catturati da Polifemo e Ulisse si salva ricorrendo alla sua proverbiale astuzia: dopo aver detto al mostro di chiamarsi "Nessuno", fa ubriacare il ciclope offrendogli un vino delizioso, poi, mentre è addormentato, lo acceca con un palo rovente. Quando Polifemo urla che "Nessuno lo ha accecato", gli altri ciclopi credono semplicemente ch'egli abbia esagerato con il vino. Ulisse e i compagni, sei dei quali però sono perduti, nascosti sotto alcune pecore, sfuggono poi al mostro che controlla i suoi animali tastandoli con le gigantesche mani, quando si rende conto dell'inutilità dei suoi sforzi invoca su Ulisse l'ira di suo padre Poseidone, dio del mare.
I sopravvissuti si dirigono poi verso l'isola di Eolo, dio dei venti, che si trova nelle Eolie ed è identificabile con l’isola vulcanica di Stromboli, il quale li accoglie con calore e dona loro un otre, racchiudente i venti contrari alla navigazione e gli offre così la possibilità di tornare felicemente in patria. Sfortunatamente, però, proprio nel momento in cui già appare all’orizzonte l’amata Itaca, i compagni, credendo che l’otre celi un tesoro, lo aprono, liberando i venti sfavorevoli che scatenano una terribile tempesta che respinge le navi in alto mare, l'eroe si reca nuovamente da Eolo per scusarsi e per implorare, invano, un’altra occasione.
Ulisse approda poi nella terra dei Lestrigoni, che, secondo alcuni, si trova nella Corsica, per altri invece in Sardegna. Questi sono dei giganti cannibali che fanno strage dell'equipaggio di Ulisse, il quale fugge con l'unica nave superstite verso l'isola di Eea, identificata con il promontorio del Circeo, in provincia di Latina.
Qui vive la seducente maga Circe, che, invaghita del protagonista, trasforma il resto della truppa in maiali, Odisseo spezzerà l'incantesimo solo grazie ad un'erba magica donatagli da Ermes che lo preserverà dai sortilegi della maga che, diventata invece un’ospite generosa, li trattiene presso di sé per un anno.
Dopo il lungo soggiorno quest'ultima lo invia nel paese dei Cimmeri, da dove Ulisse potrà scendere nell'Ade, il regno dei morti. Qui egli incontra molti eroi greci, tra cui Agamennone, Achille, Eracle e, soprattutto, l'indovino Tiresia, che gli predice il futuro ritorno ad Itaca e la lotta contro i Proci.
Ulisse torna da Circe e, seguendo i suoi consigli, riparte per mare incrociando le Sirene nel golfo di Salerno, egli tura le orecchie dei compagni con della cera e si lega all'albero della nave, per ascoltare il canto delle creature mitologiche senza cedervi e quindi senza naufragare come solitamente accadeva a chi transitava in quelle acque.
Supera poi, perdendo alcuni uomini, i mostri Scilla e Cariddi, posti all'altezza dello stretto di Messina, e approda in Trinacria, l'attuale Sicilia.
Qui i compagni, stremati dal lungo viaggio e dalla fame, si cibano delle vacche del dio Sole provocando l’ira del dio, che si vendica con una tempesta non appena essi riprendono il mare. Unico superstite, Ulisse giunge all’isola di Ogigia dove vive la ninfa Calipso, che invaghitasi di lui, gli impedisce per sette lunghi anni di riprendere il mare. Al termine dei quali però, un concilio degli dei si riunisce per decidere il destino di Ulisse trattenuto troppo a lungo dalla ninfa.
Ermes si reca allora presso Calipso per convincerla a lasciare andare il nostro protagonista, mentre la dea Atena si reca da Telemaco, per indurlo a partire alla ricerca del padre.
Calipso, dopo aver ricevuto da Ermes l’ordine di lasciare partire Ulisse, tenta un'ultima prova per trattenerlo e gli promette il dono dell’immortalità se resterà con lei, ma Ulisse rifiuta per la nostalgia che prova nei confronti della patria e della amata moglie. La ninfa così, seppur a malincuore, aiuta l’eroe nella costruzione di una zattera per aiutarlo ripartire.
Dopo alcuni giorni di tranquilla navigazione, Ulisse è vittima di una violenta tempesta scatenata da Poseidone, il dio del mare, e solo dopo due giorni e due notti e con l’aiuto della dea Atena, riesce ad approdare sulla spiaggia dell’isola di Scheria abitata dai Feaci, dove stremato, si addormenta.
Atena appare in sogno a Nausicaa, figlia di Alcinoo, re dell’isola, e le consiglia di recarsi al fiume per lavare il corredo nuziale. La giovane il mattino seguente, si reca al fiume dove gioca a palla con le ancelle, fino a svegliare Ulisse, che le chiede informazioni sul luogo in cui si trova. Spaventate, le serve si danno alla fuga, solo Nausicaa ascolta l’eroe e gli offre il suo aiuto, esortandolo a chiedere l’ospitalità ai suoi genitori.
Il giorno seguente è organizzato un banchetto in suo onore, e Demodoco, un cantore, racconta gli episodi riguardanti la caduta di Troia e dell’inganno del cavallo, Ulisse, nell'udire la storia della guerra, piange e Alcinoo allora lo invita a rivelare la sua identità. Ulisse rivela allora il suo nome e inizia a narrare gli avvenimenti relativi al suo ritorno. Terminato il racconto, i Feaci, commossi, lo riportano a Itaca.
Sono trascorsi dieci anni dalla fine della guerra di Troia, per la quale Ulisse era partito dalla sua isola quando il figlio era ancora un bambino. Ora Telemaco ha circa vent’anni e vive con la madre Penelope e con i proci, ovvero 119 nobili di Itaca che pretendono in sposa la presunta vedova per ottenere la corona. La donna, che spera ancora nel ritorno del marito, promette a costoro che sceglierà un nuovo re solo se riuscirà a concludere un sudario per il suocero Laerte.
Per evitare le nozze tuttavia, Penelope disfa durante la notte la tela tessuta di giorno.
Giunto alla spiaggia di Itaca, Ulisse viene trasformato in un vecchio mendicante. In seguito Atena si reca a Sparta da Telemaco, per esortarlo a fare ritorno a casa, mentre Odisseo chiede ospitalità a Eumeo, un umile porcaro rimastogli fedele dopo tanti anni, da lui viene a sapere della tirannia imposta dai proci alla moglie Penelope.
Raggiunto dal figlio, cui svela la propria identità, Ulisse organizza il piano per attuare la vendetta e, sempre con le sembianze di un misero mendicante, si reca alla reggia reale, dove ha modo di osservare la volgarità dei proci.
Riconosciuto solo dal fedelissimo cane Argo, che muore subito dopo averlo rivisto, Ulisse ha un colloquio con la moglie, che non sa di trovarsi di fronte al marito, mantenendo però l'incognito, le annuncia il futuro ritorno. In mezzo alle continue prepotenze dei proci, anche nei confronti dello stesso Ulisse, viene riconosciuto per via di una cicatrice, dalla vecchia nutrice Euriclea, cui però l'eroe greco impone il silenzio.
Penelope indice una gara con l'arco di Ulisse per scegliere un nuovo re. La donna sposerà chi saprà tendere l'arco e scoccare una freccia attraverso l'anello di dodici scuri. Mentre i proci falliscono miseramente, Ulisse supera facilmente la prova e, con l'aiuto di Telemaco, stermina gli avversari e le ancelle che avevano frequentato i loro letti, vengono impiccate.
Penelope, stenta a credere al marito ritornato e così lo sottopone ad un'ultima prova: descrivere con tutti i dettagli il loro letto nuziale, prova che supera facilmente. Ulisse si reca poi dal padre Laerte, a cui, sempre per farsi riconoscere, descrive con precisione un frutteto donatogli molto tempo fa dal genitore. Placata con l'aiuto di Atena un'ultima rivolta interna, Ulisse, tornato re di Itaca, stila patti di pace e tranquilla convivenza.
























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