di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Per i Greci Orione era il figlio del dio del mare, Poseidone e di Euriale, figlia del re di Creta Minosse. Secondo la mitologia greca, Orione era un bel giovane, alto, grosso, robusto e un intrepido cacciatore, il più abile dei suoi tempi.
Orione in pochissimo tempo, divenne un gigante di straordinaria bellezza, dal padre aveva acquisito la capacità di muoversi in mare che unita alla sua alta statura, gli consentiva di camminare sul fondo del mare tenendo la testa fuori dall'acqua e mentre scendeva da una montagna, la sua testa era nascosta tra le nubi.
La leggenda racconta che una notte, sull’isola di Chio, Orione corteggiò Merope, la figlia del re Enopione, al quale chiese la mano della figlia. Il re acconsentì, a patto che prima Orione uccidesse tutte le belve che infestavano il suo regno, ma, dopo che il gigante ebbe compiuto la sua impresa, Enopione non onorò la sua promessa. Orione allora si infuriò e dopo essersi ubriacato, usò violenza a Merope.
Enopione, per vendicare l'offesa, lo fece accecare e lo bandì da Chio.
Orione, dopo vari giorni di totale smarrimento ebbe un avvertimento, un oracolo gli predisse che se si fosse recato verso oriente avrebbe potuto riacquistare la vista.
Si recò pertanto sull’isola di Lemno dove incontrò Efesto, il dio del fuoco, che impietosito dalla sua cecità, decise di affidarlo ad uno dei suoi più giovani apprendisti, Cedalione, il ragazzino lo condusse attraverso l’oceano fino ad arrivare in una lontanissima isola dove abitualmente sorgeva il sole e dove viveva Eos, dea dell'aurora, e lì, grazie a lei, riacquistò la vista e prese in moglie la dea che si era innamorata subito del bellissimo e possente Orione
Un giorno però la dea della caccia Artemide si invaghì anch'essa di Orione ed iniziò a fargli delle esplicite avance. Orione declinò i ripetuti inviti con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, alla quale sarebbe stato eternamente fedele perché grato di avergli fatto riacquistare la vista.
Artemide si mise il cuore in pace fino a che non venne a sapere che Orione stava facendo una spietata corte alle Pleiadi, le 7 figlie di Atlante e Pleione, nonché sue ancelle, aveva cominciato a molestarle e le inseguiva ovunque nonostante i ripetuti rinneghi delle ragazze, fino a quando Zeus, il padre degli dei, ebbe pietà di loro e decise di tramutarle prima in colombe e successivamente in stelle.
La dea fu accecata dall'ira e per vendicare l'incredibile affronto patito, inviò un suo fedele servo, lo Scorpione. La bestia si intrufolò nella capanna del cacciatore durante la notte e ne attese il ritorno fino all'alba; il mostro continuò a rimaner nascosto fino a quando il nostro eroe ed il suo fido compagno, il cane Sirio, non presero sonno, stanchi per un'intensa battuta di caccia, ed infine sferrò il suo attacco letale con il suo pungiglione avvelenato.
La morte di Orione lasciò solo e disperato il suo fedele cane Sirio che ululò per tre giorni di fila fino a che Zeus, scocciato dalle sue urla strazianti, decise di portarlo in cielo insieme e accanto al suo padrone, che già vi era stato collocato come costellazione, formando così la costellazione del Cane Maggiore.
Anche lo scorpione, che morì dopo aver punto Orione, fu collocato in cielo da Zeus, sotto forma di costellazione, ma collocata in punti opposti del cielo rispetto a quella di Orione, affinché lo scorpione non potesse più pungere il cacciatore.
Quando, infatti, si vede la costellazione di Orione tramontare ad ovest, si vede sorgere ad est quella dello Scorpione.
Circa la morte di Orione vi è anche una seconda versione secondo la quale una mattina Artemide passeggiava lungo la riva del mare, in attesa che Orione la raggiungesse per una nuova battuta di caccia. Era armata di arco e la sua faretra era piena di frecce d'argento.
Mentre attendeva impaziente, suo fratello Apollo le si affiancò sorridente, in silenzio, armato anch'esso con arco e frecce.
Apollo era contrariato dall'amore che sua sorella provava per il mortale Orione, forse perché quell'amore distraeva la dea dai suoi doveri, forse per semplice gelosia, sta di fatto che le tese un tranello, la sfidò a colpire un bersaglio mobile che in lontananza era appena visibile tra le onde del mare.
Lei accettò quella sfida e scoccò una sola freccia che colpì in pieno il bersaglio.
Mentre esultava per la sua abilità si accorse che il fratello Apollo non sorrideva più e, mentre il bersaglio si avvicinava a riva sospinto dalle onde, nel cuore di Artemide cresceva un'ansia profonda. Quel corpo era di Orione che, trafitto alle tempie dalla freccia d'argento, giaceva sulla riva come fosse di marmo.
Alla sua vista, Artemide pianse mentre Sirio, il cane fedele, ululava nel vento. Giove ebbe pietà di quel dolore e accolse Orione e Sirio in cielo tra le splendenti costellazioni.
Da allora, Artemide, si allieta guardando Orione, il bel cacciatore. Lui, con corazza d'oro e spada d'oro, va per il cielo a caccia di favolose fiere, mentre Sirio, il suo cane fedele, lo segue traverso i campi turchini fioriti di stelle.
























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