di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Acrisio, re di Argo, temeva per le sorti del proprio regno perché, avendo avuto una sola figlia femmina, Danae, non sapeva a chi avrebbe trasmesso il titolo di sovrano. Spinto dal desiderio di conoscere il destino della sua città, chiese all'oracolo di Delfi come avrebbe potuto avere figli.
Il dio gli rispose che sua figlia Danae avrebbe avuto un figlio che lo avrebbe ucciso. Preso dal più grande sconforto e anche dal terrore, rinchiuse la figlia in una torre ben fortificata, con porte di bronzo guardate da cani ferocissimi.
Ma, nonostante queste precauzioni, Zeus discese su Danae come una pioggia d'oro, penetrò attraverso una fessura del tetto e ottenne l'amore della ragazza ed essa gli generò un figlio chiamato Perseo.
Danae, rinchiusa nella prigione con la propria nutrice, poté avere il figlio di nascosto e allevarlo per vari mesi. Un giorno tuttavia il bambino, giocando, emise un grido e Acrisio lo udì. Non sapendo chi fosse il responsabile di questa nascita misteriosa il re andò su tutte le furie, Danae insisteva nel dire che il padre del bambino non era un mortale, ma Acrisio non le credette e, memore dalla rivelazione dell'oracolo, cominciò con l'uccidere la nutrice e fece chiudere Danae e il figlioletto in una cassa di legno che mise in un'arca di legno lasciata andare alla deriva in alto mare.
Codesta arca fu spinta dalle onde presso l'isola di Serifo, dove un pescatore di nome Ditti la portò in riva, l'aprì e vi trovò Danae e Perseo ancora in vita. Subito li portò a suo fratello, re Polidette, che allevò Perseo nella propria casa.
Trascorsero gli anni e Perseo cresceva forte e valoroso sotto la guida del padre adottivo Ditti. Raggiunta ormai l'età virile, difese la madre da Polidette che voleva costringerla a sposarlo, perché la maturità aveva reso Danae ancora più bella, sì da divenire oggetto dei desideri del re che cercava in tutti i modi di convincerla a sposarlo; ma ella, il cui unico pensiero era il figlio Perseo, non ricambiava il suo amore.
Polidette allora riunì i suoi amici e, fingendo di aspirare alla mano di Ippodamia, chiese che contribuissero con un cavallo a testa al suo dono di nozze.
Perseo che non possedeva cavalli mortificato perché non poteva donargli nulla di simile, affermò che se il re non avesse più insidiato sua madre Danae, gli avrebbe procurato qualunque cosa avesse chiesto.
Polidette fu molto lieto in cuor suo pensando che questo fosse il mezzo per liberarsi di lui, espresse pertanto il desiderio di avere come dono di nozze la testa di Medusa, una delle tre Gorgoni, tre mostruose sorelle, con ali d'oro, zanne di cinghiale, lingua biforcuta ed al posto dei capelli serpenti e in grado di pietrificare chiunque le avesse guardate.
A soccorrere l'eroe provvidero Atena ed Ermes, che lo ammonirono di non tentare l'impresa prima di essersi procurato tre oggetti indispensabili: i sandali alati per spostarsi a gran velocità, una sacca magica per riporvi la testa recisa e l'elmo di Ade che rendeva invisibili.
Questi oggetti erano posseduti dalle Graie, sorelle delle Gorgoni, tre vecchie, che avevano soltanto un occhio e un dente in comune, che usavano alternativamente. Perseo, avendo loro carpito l'occhio e il dente mentre se li scambiavano, le obbligò a cedergli i tre oggetti fatati.
Intanto Atena gli aveva fornito uno scudo lucido come uno specchio, raccomandando all'eroe di guardare Medusa solo di riflesso. Ermes gli regalò un falcetto di diamante affilatissimo, col quale l'eroe avrebbe decapitato il mostro.
Quando tutto fu a puntino, Perseo mosse contro le Gorgoni, che trovò addormentate.
Siccome il maggior pericolo consisteva nell'incontrare lo sguardo pietrificante di Medusa, l'eroe, secondo i consigli di Atena, si accostò camminando all'indietro e guardando il mostro in uno specchio che Atena teneva al disopra di Medusa, tagliò con il falcetto di Ermes il capo della Gorgona e lo chiuse nella sacca.
Sulla via del ritorno, lungo la costa della Fenicia, vide una donna ignuda e bellissima incatenata a uno scoglio presso il mare e condannata ad essere divorata da un mostro marino. Era Andromeda, figlia del re di Etiopia Cefeo e di Cassiopea.
Era condannata a essere divorata da un mostro marino perché sua madre, orgogliosa dell'avvenenza di sua figlia, aveva affermato che superava in bellezza tutte le Nereidi, le ninfe del mare si erano assai offese e Poseidone, oltre ad avere mandato sulle coste una forte mareggiata che aveva spazzato via l'abitato, aveva inviato un orribile mostro che faceva stragi e terrorizzava gli abitanti.
L'integerrimo Cefeo, per salvare il suo popolo, consultato l'oracolo, fu costretto a offrirgli la propria figlia per placarne l'ira, ma offrì la mano di sua figlia e il suo regno a Perseo se fosse riuscito a uccidere il mostro.
Perseo, ingannando il mostro marino che doveva divorare Andromeda con dei giochi d'ombra sull'acqua, riuscì ad ucciderlo e riportare la giovane dai genitori.
Si iniziarono immediatamente i preparativi per le nozze per insistenza di Andromeda, ma la festa fu interrotta bruscamente allorché Fineo, fratello del re, e promesso sposo di Andromeda, fece irruzione nella sala alla testa di un gruppo di armati, reclamando Andromeda come sua sposa.
Perseo, mostrando ancora una volta la testa di Medusa a Fineo e ai suoi complici, li trasformo in altrettante statue di pietra e sposò la ragazza.
Un anno più tardi, partì con Andromeda diretto a Serifo, qui Perseo scoprì che Danae e Ditti erano stati costretti da Polidette a rifugiarsi in un tempio perché il re che, non avendo nessuna intenzione di sposare Ippodamia, non aveva smesso di insidiare sua madre.
Perseo allora fu preso da un'ira incontenibile e, dopo aver nascosto Andromeda al sicuro, si avviò alla reggia di Polidette, giunto al palazzo e portando un dono di nozze, venne deriso ed insultato dal sovrano.
Per vendicarsi dei torti subiti, Perseo tirò fuori ancora una volta dalla sacca magica la testa della Medusa pietrificando il re e i suoi cortigiani, poi consegnò al padre adottivo Ditti, il potere sull'isola di Serifo.
Ora che il suo compito era terminato, Perseo restituì i sandali, la magica sacca e l'elmo di Ade a Ermete, che si sarebbe incaricato di farli avere alle Ninfe Stigie, legittime proprietarie, mentre Atena poneva la testa della Medusa sulla sua egida ed insieme ad Andromeda partì per Argo, regno del nonno Acrisio, che avvertito del suo arrivo, fuggì a Larissa, in Tessaglia, sempre temendo l'oracolo che gli aveva predetto la morte per mano di un figlio di Danae.
Perseo, lo raggiunse e lo rassicurò perché non gli portava rancore e riuscì a convincerlo a tornare ad Argo. Ora, a Larissa, il re dava giochi in onore di suo padre defunto e Perseo vi partecipò come competitore.
Al momento di lanciare il disco, s'innalzò un vento violento, e il disco lanciato da Perseo, deviato malauguratamente, colpì Acrisio, che assisteva allo spettacolo e lo uccise. Pieno di dolore, Perseo gli tributò onori funebri e lo fece seppellire fuori dalla città di Larissa.
Alla sua morte, la dea Atena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose a fianco la sua amata Andromeda, Cefeo e Cassiopea, la cui vanità aveva fatto sì che i due giovani si incontrassero. Ancor oggi queste costellazioni portano i loro nomi.
























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