
Il 23 e 25 settembre 1977 a Bologna si svolge il «Convegno nazionale contro la repressione», l'ultima assemblea del Movimento, in seno al quale si registrano dissensi e spaccature insanabili. Questo convegno sancirà la fine della politica del Movimento, l'inizio del «riflusso» e un sempre più diffuso consumo di droghe tra i giovani in fuga da una realtà sempre più gravida di incertezze e delusioni, tanto che anche San Mauro ne pagò un duro scotto con la precoce morte di alcuni giovanissimi del paese che non riuscirono a sottrarsi ad una tragica fine per l'eccessivo uso di droghe.
Il Movimento del 1977 è stato un'intensa ondata di protesta giovanile, soprattutto studentesca, ma anche operaia, nel nostro Paese, caratterizzata da una profonda frattura con la sinistra tradizionale e da una forte componente creativa, ironica e talvolta violenta che generava spesso cruentissimi scontri di piazza con le forze di polizia.
Era composto da un'anima "spontanea" e creativa (radio libere, femministe, indiani metropolitani) e da un'anima "autonoma" e radicale (Autonomia Operaia), spesso protagonista di scontri con le forze dell'ordine e con il PCI, un punto di svolta cruciale è stato il 17 febbraio 1977, quando Luciano Lama, segretario della CGIL, è stato cacciato dall'Università di Roma dagli studenti.
Questo periodo è segnato da un alto livello di violenza politica, con scontri di piazza, l'uso di armi, la chiusura di radio libere come Radio Alice, celebre emittente libera bolognese del 1976-1977. La radio, legata ai movimenti studenteschi e all'area dell'autonomia, operava da una soffitta fino alla chiusura forzata da parte delle forze dell'ordine il 12 marzo 1977, uno dei tanti frutti di un'intensa repressione da parte delle forze di polizia.
La città di Bologna in quell'anno fu teatro di violentissimi scontri di piazza. In particolare l'11 marzo fu ucciso, con un colpo di pistola alle spalle, un militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso, durante le cariche per disperdere un gruppo di autonomi che avevano organizzato una contestazione dell'assemblea di Comunione e Liberazione che si teneva quella mattina all'Università. La magistratura riconoscerà come responsabili della sparatoria due agenti, ma li proscioglierà, non trovando prove che il colpo che uccise lo studente fosse partito da loro.
L'evento suscitò un'immediata ondata di indignazione e rabbia collettiva, portando a un violento corteo cittadino con deliberati danni ai negozi del centro e una serie di scontri con le forze dell'ordine che interessarono per due giorni più punti della città.
Il Ministro dell'Interno Francesco Cossiga per impedire ulteriori azioni di guerriglia inviò alcuni mezzi blindati a presidiare la zona universitaria,
Lo scrittore francese Jean-Paul Sartre, in una sua intervista al quotidiano Lotta Continua dichiarò: «Non posso accettare che un giovane militante sia assassinato per le strade di una città governata dal partito comunista».
In quei mesi la violenza era dilagante, due agenti erano stati uccisi da appartenenti alle formazioni armate Prima Linea e Nuclei Armati Proletari.
Per evitare scontri, il Governo decise di proibire le manifestazioni di piazza, nonostante il divieto, il Partito Radicale ne organizzò una per celebrare i tre anni dalla vittoria del referendum sul divorzio. La polizia fece fuoco uccidendo Giorgiana Masi con un colpo di pistola. Gli incidenti di Roma provocarono nuove manifestazioni in tutta Italia. Il 14 maggio, nel corso degli scontri con la polizia durante un corteo a Milano, organizzato per protestare contro la repressione, la morte di Giorgiana e l'arresto di due avvocati del Soccorso Rosso Militante, fu ucciso il brigadiere Antonio Custra. Il 29 settembre 1977 a Roma un gruppo di neofascisti, dopo avere allontanato a sassate un gruppo di giovani di sinistra che manifestava davanti alla sede MSI in cui si trovavano, iniziarono a sparare a grande distanza, con una pistola militare, contro il gruppo avversario che fuggiva, e uccisero alle spalle il diciannovenne Walter Rossi.
Nessuno della quindicina di poliziotti che stazionavano a difesa della sede missina intervenne, né chiamó subito i soccorsi. Alla fine nessun responsabile della sparatoria verrà condannato. Il fatto scatenò dure proteste in tutta Italia e due giorni dopo, a Torino, dopo un corteo di protesta con il lancio di alcune molotov contro una sede del MSI, un gruppo si staccò dal corteo raggiungendo l'Angelo Azzurro, un bar ritenuto frequentato da neofascisti e spacciatori, lanciando alcune molotov per distruggere il locale. Fra gli avventori un giovane, Roberto Crescenzio, fuggì per un percorso sbagliato, riuscì alla fine a uscire ma, per le gravi ustioni, morì due giorni dopo in ospedale.
Uno degli ultimi eventi e determinante per il futuro del movimento del Settantasette fu il «Convegno nazionale contro la repressione», svoltosi a Bologna tra il 23 e il 25 settembre 1977.
Al convegno parteciparono 70.000 persone secondo i dati ufficiali, più di 100.000 per gli organizzatori, che invasero in maniera pacifica la città per tre giorni.
L'assemblea fu però segnata da comportamenti rissosi dei militanti autonomi che accusavano la conduzione del convegno, secondo loro incentrata su un confronto di "intellettuali" sui temi della controcultura, togliendo spazio al tema degli scontri con lo Stato che si stavano radicalizzando sul territorio, così, di fatto, l'assemblea diventò l'ultimo atto «ufficiale» del Movimento che verso la fine degli anni settanta si esaurì.
E noi, iscritti e militanti del PCI di San Mauro Pascoli c'entravamo qualcosa con tutti questi fatti e questi grandi movimenti che leggevamo sui giornali o apprendevamo dalla televisione?
Di fatto non tanto, ma Bologna e il Partito Comunista erano finiti nell'occhio del ciclone e pertanto era fondato il timore che il Movimento degli autonomi nei giorni del Convegno si scagliasse contro le sedi e i circoli del Partito come una sorta di vendetta per sfogare una rabbia sempre più impotente. Di qui la richiesta di aiuti sotto forma di quanti più militanti possibili a presidiare le sedi e i circoli e disponibili, in caso di necessità, a reprimere ogni tentativo di violenza.
Da San Mauro partimmo numerosi, fummo sistemati, insieme ad altri compagni, in un circolo Arci di periferia in attesa degli eventi e pronti ad una eventuale “chiamata”. Trascorremmo l'intera giornata a bere birra e lambrusco, mangiare gnocco fritto e confrontarci su temi alla moda in quel tempo, come il diffondersi dell'omosessualità.
I compagni della collina bolognese erano molto più drastici e ottusi di noi e di fronte alle nostre valutazioni improntate alla totale tolleranza, obiettavano convinti che per loro “un busone era sempre un busone e che era meglio se stavano lontani dal nostro Partito!”. E questo era tutto ciò che di “eroico” ci portavamo con noi di ritorno da quell'assurdo pomeriggio trascorso a Bologna.

























Ultimi Commenti